domenica, 11 maggio 2008 - 10:28

Le accuse a Renato Schifani ed il bavaglio a Marco Travaglio. Ci risiamo...anche in Spagna lo sanno
...Marco Travaglio attacca il presidente del Senato Renato Schifani durante la trasmissione «Che tempo che fa» condotta da Fabio Fazio e subito esplode la polemica. Maurizio Gasparri minaccia azioni politiche e penali e se la prende con il direttore generale della Rai Claudio Cappon. «Ancora una volta — tuona il presidente dei senatori Pdl — il cosiddetto servizio pubblico della Rai viene messo a disposizione, senza contraddittorio, dalla condotta diffamatoria di Travaglio. Le offese al presidente Schifani troveranno la giusta risposta nelle sedi giudiziarie ». «Ma il problema — continua Gasparri — investe i vertici Rai e in particolare il dg, il cui mandato per fortuna scade, per legge, tra 20 giorni. La vergognosa utilizzazione diffamatoria della Rai non può proseguire. Devono rendersene conto anche i consiglieri in scadenza ma ci auguriamo non scaduti in termini morali».
Ma che è accaduto? Spiega Travaglio: «Ho solo citato un fatto scritto già nel mio libro e in quello di Lirio Abbate, giornalista dell'Ansa minacciato dalla mafia e cioè che Schifani aveva avuto rapporti con persone poi condannate per mafia. È agli atti societari della Sicula Brokers fondata da lui, Enrico La Loggia, Mino Mandalà, condannato come boss mafioso, e Benny D'Agostino, condannato per concorso esterno. O si chiede conto a Schifani di questo o non si celebra Abbate come giornalista antimafia». «E poi, — continua — a Fazio ho spiegato che se dopo De Nicola, Pertini e Fanfani, ci ritroviamo con Schifani sono terrorizzato dal dopo: le uniche forme residue di vita sono il lombrico e la muffa. Anzi, la muffa no perché è molto utile».
http://www.corriere.it/politica/08_maggio_11/piccolillo_f68ec80a-1f31-11dd-b397-00144f486ba6.shtml
...En el plano político, Schifani fue uno de los protagonistas de la estabiización del régimen carcelario especial para mafiosos y terroristas, conocido como artículo 41 bis. Esta medida prevé que los condenados por esos delitos no puedan acogerse a los beneficios penitenciarios previstos en la ley, como el régimen abierto, a menos que se conviertan en arrepentidos y colaboren con la Justicia. Asimismo, fue el autor del laudo Schifani, mediante el que se concede la inmunidad a los presidentes de la República, del Gobierno, de las dos Cámaras parlamentarias y del Tribunal Constituional mientras ejerzan sus cargos. Ese laudo fue declarado posteriormente ilegítimo por el Tribunal Constitucional.
Su nombre, en cambio, ha sido relacionado por la prensa italiana con la criminalidad organizada siciliana, ya que en los años ochenta fue socio de una compañía en la que también figuraban Nino Mandalà, jefe del clan mafioso de Villabate, y de Benny d'Agostino, empresario ligado al histórico dirigente de la Cosa Nostra, Michele Greco.
http://www.elpais.com/articulo/internacional/Schifani/colaborador/Berlusconi/nuevo/presidente/Senado/italiano/elpepuint/20080429elpepuint_17/Tes
giovedì, 08 maggio 2008 - 08:57
Lombardo sui veleni della rada di Augusta...
Dichiarazione del candidato alla presidenza della Regione, Raffaele Lombardo:
“Accogliamo con enorme soddisfazione la decisione del Consiglio di giustizia amministrativa di Palermo che, così come aveva stabilito il Ministero dell’Ambiente, ha ravvisato l’urgenza di rimuovere i veleni dai fondali della rada di Augusta. Diossina, mercurio, idrocarburi, arsenico e altri metalli pesanti, sversati durante gli anni di industrializzazione selvaggia dalle aziende del Polo petrolchimico di Priolo.
Non a caso nella mappa della rada di Augusta, stilata dal Ministero dell’Ambiente, ci sono zone contrassegnate con “allarme rosso”. Da tempo il Movimento per l’Autonomia ribadisce la necessità di assicurare agli abitanti della zona il diritto alla salute. Lo sviluppo industriale adottato negli anni 60 è stato un fallimento, in quanto, a fronte di poche centinaia di posti di lavoro impiegati nel petrolchimico (Priolo, Gela, Milazzo), ha prodotto la devastazione delle coste e danni irreparabili per la salute dei cittadini. La riconversione di questi siti vuol dire fare in modo che le popolazioni locali si possano riappropriare della propria storia e del proprio futuro".
lunedì, 05 maggio 2008 - 21:17
Da Il Sole 24 Ore: Prende forma l'identikit del possibile partner industriale di Erg (Milano: ERG.MI - notizie) . Si tratterebbe, secondo le ultime indiscrezioni trapelate direttamente da Mosca, del colosso petrolifero russo Lukoil. L'accordo potrebbe arrivare in considerazione dei grandi quantitativi di petrolio russo acquistati dal gruppo genovese, con i russi pronti a rilevare una quota della raffineria di Priolo. Il gruppo che fa capo alla famiglia Garrone si è trincerato dietro un secco "no comment" rimandando alla nota uscita nei giorni scorsi in cui si precisava che nell'ambito delle attività di sviluppo di tutti i settori del proprio business energetico, ivi inclusi gli impianti di raffinazione di Priolo, esistono "contatti e trattative con operatori industriali nazionali ed internazionali. "Nessuno di tali contatti e trattative è attualmente uscito, peraltro, dalla fase preliminare".
giovedì, 21 febbraio 2008 - 12:14
Alcuni silenzi sono in grado, talvolta, di raccontare più di un acceso dibattito. Invitati ad illustrare le loro scelte editoriali nella città etnea al convegno “Limiti al mercato editoriale e pluralismo dell’informazione” gli editori Sanfilippo e l’Espresso, hanno declinato l’invito. Per un’ intera mattinata a Catania, nell’aula magna della facoltà di economia, lo scorso 16 febbraio si è parlato di loro; e loro non c’erano. Da più di vent’anni i due gruppi editoriali si trovano “d’ accordo” nella mancata distribuzione della cronaca regionale de La Repubblica, che si stampa a Catania (come altri quotidiani nazionali) nelle rotative dell’editore concorrente Mario Ciancio Sanfilippo e non arriva nelle edicole della stessa città (dunque non può essere letta dai catanesi).
Una lampante distorsione del libero mercato, della concorrenza e una lesione del diritto al pluralismo dell’informazione. Una situazione di monopolio dell’informazione resa ancora più grave dalla presenza di interessi altri che per l’editore catanese troppo spesso s’incrociano con appalti pubblici, sostegni politici trasversali. Prerogative che certo non garantiscono ai catanesi un’ informazione libera. Per i due colossi del mercato editoriale, l’uno nazionale e l’altro regionale, il convegno di Catania poteva essere l’occasione per smentire e spiegare ai propri lettori che non esiste alcun patto editoriale. Hanno rinunciato a farlo: il sospetto di contro è nettamente aumentato.
http://www.articolo21.info/libera.php?id=6203
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giovedì, 24 gennaio 2008 - 13:01
http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/politica/manifesti-cuffaro/7.html
Totò ci scherza su. Crede di essere eterno, insostituibile e c'è pure chi ha fatto veglie di preghiera per la sua assoluzione. Nonostante tutto questo è stato condannato, bisognerà farsene una ragione. E ricordargli, tutti, che è il momento di farsi da parte. I partiti, centrodestra e centrosinistra, qui non c'entrano. C'entra la dignità di una Regione che continua ad essere calpestata
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mercoledì, 19 dicembre 2007 - 20:05
Quando inaugurarono l'impianto di cogenerazione, il taglio del nastro lo fece Massimo D'Alema. Per l'oleodotto che circonda, con una fitta rete di tubi in cui scorrono idrocarburi, i paesi di Priolo e Melilli, non ebbero bisogno di scomodare nessun pezzo grosso. Ora che vogliono e che purtroppo, nonostante un referendum che ha urlato in maniera chiara il suo no, faranno il rigassificatore, hanno gia' iniziato a comprare il consenso di quelli che contano. Cioe' i politici che a parole dicono poco e nei fatti incassano parecchio. Altrove si occupano di energia pulita, in Sicilia, invece, se ne fregano.
'Dal 2007 al 2011 contiamo di investire oltre un miliardo per l'eolico', questo quanto affermato da Raffaele Tognacca, amministratore delegato Erg Power & Gas Spa, oggi a Roma a margine della presentazione dell'indagine di MOPAmbiente sulle opinioni degli italiani in materia di temi ambientali. L'amministratore delegato di Erg ha affermato che la sua azienda vuole diversificare le fonti energetiche, puntando anche sulle rinnovabili e diventare ''leader a livello italiano con il 15-20% del mercato eolico'' concentrando, in particolare,. l'interesse nel centro-sud per il suo carattere di ventosita'. ''Non escludiamo futuri investimenti nel fotovoltaico, ma per ora ci concentriamo sull'eolico, stimando una potenza di 7-800 Megawatt entro il 2011''.
http://www.ansa.it/ecoenergia/notizie/fdg/200712111234299110/200712111234299110.html
martedì, 04 dicembre 2007 - 14:58
VILLAPRIOLO - Daniele Emmanuello è morto nella sparatoria avvenuta stamani nell'ennese, a Villapriolo, nelle vicinanze di Vallelunga, durante l'operazione della polizia di Stato che era diretta alla cattura del boss di Gela. Daniele Emanuello, di 43 anni, ricercato dal 1996 per associazione mafiosa, traffico di droga e omicidi, è morto perchè raggiunto da un proiettile alla nuca, durante la sparatoria con la polizia. Il corpo dell'uomo si trova in un dirupo nelle campagne di Enna. Secondo la prima ricostruzione, Emmanuello stava cercando di scappare dal casolare. Durante l'operazione gli agenti della polizia hanno aperto il fuoco e c'è stata una sparatoria. Daniele Emmanuello, avrebbe compiuto 44 anni il prossimo 23 luglio, ed era inserito nella lista dei 10 ricercati più pericolosi del ministero degli Interni. La sua latitanza era iniziata nel 1996, dopo la cattura dei reggenti dell'epoca, ed era coincisa con la sua ascesa ai vertici di «Cosa Nostra» in provincia di Caltanissetta. Con i suoi fratelli, Nunzio, Davide e Alessandro, tutti attualmente in carcere, aveva infatti costruito uno dei clan più potenti e organizzati della Sicilia sud-orientale, tanto da avere rapporti diretti con i principali capimafia di Catania e Palermo. Non solo potere ma anche soldi e possedimenti. Un boss di primo piano, secondo gli investigatori di polizia e carabinieri che gli davano la caccia da 11 anni e che già in un'occasione, ad inizio del 2007, erano riusciti ad arrivare vicini alla sua cattura, sempre nelle campagne ennesi. Il suocero del boss mafioso latitante Daniele Emmanuello, 43 anni, morto questa mattina dopo un conflitto a fuoco con la Polizia di Stato, nel febbraio scorso durante un'assemblea dei Ds a Gela si scagliò contro il sindaco Rosario Crocetta, invitando i presenti a non votare per lui. Francesco Di Fede, 77 anni, padre di Virginia Di Fede, moglie del boss ucciso, a sorpresa prese la parola e dopo avere dichiarato di essere «da sempre comunista» invitò l'assemblea e l'intero partito a «non votare il sindaco Crocetta» perchè «avrebbe rovinto la sinistra a Gela». Di Fede accusò anche il sindaco Crocetta «di essersi accanito ingiustamente contro la figlia e la sua famiglia». La moglie del boss, ex precaria con un impiego al Comune, venne licenziata nell'aprile del 2006.
http://www.siciliaoggi.net/archivio.php?cat=7&id=3842
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mercoledì, 28 novembre 2007 - 09:02
Il 'caso Pattarino' è stato trasferito alla procura antimafia di Ancona. Saranno, infatti, i giudici del capoluogo a stabilire se l'incidente stradale in cui perse la vita il pentito di mafia Francesco Pattarino, fu accidentale o, invece, si trattò di un regolamento di conti.
Sull'incidente stradale, avvenuto il 16 maggio scorso lungo la superstrada Valdichienti, all'altezza di Civitanova, ha indagato finora la procura di Macerata. Ma il pm Massimiliano Siddi, come riporta oggi un quotidiano locale, nei giorni scorsi ha deciso di trasmettere gli atti dell'inchiesta alla procura distrettuale, perchè faccia luce sull'ipotesi di un attentato.
Pattarino, che viveva sotto falso nome a Porto Sant'Elpidio, dove lavorava come cuoco, era stato testimone 'scomodo' anche nel processo Andreotti, riferendo del presunto incontro del senatore a vita con il boss Nitto Santapaola a Roma, rivelazione poi smontata nel corso del processo.
L'incidente in cui ha perso la vita è avvenuto alle 3:30 circa del mattino, tra lo svincolo di Civitanova e la statale Adriatica, senza testimoni. Il pentito viaggiava insieme al figlio sedicenne a bordo di una Citroen Saxo, condotta da un amico siciliano di 31 anni. L'auto uscì di strada e andò a schiantarsi contro il guard-rail.
Pattarino, seduto accanto al guidatore, con la cintura di sicurezza slacciata, fu sbalzato fuori dal finestrino, andò a sbattere con la testa contro un palo della luce e morì sul colpo. L'autista e il figlio del pentito invece, riportarono solo ferite lievi. La ruota anteriore destra della citroen fu trovata completamente divelta, anche se la fiancata destra della vettura non appariva molto danneggiata.
http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net/fermo/2007/10/30/44655-incidente_regolamento_conti.shtml
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lunedì, 12 novembre 2007 - 15:25
Ve lo immaginate un politico siciliano alle prese con la legalità? Tutto troppo difficile. Scopro, ad esempio, che dopo l'arresto di Salvatore Lo Piccolo, a parte i comunicati stampa di "rigore" che tutti da tutte le parti politiche si affrettano ad inviare alle redazioni, nessuno ha parlato del vero problema sul campo. La Procura che ha condotto le difficilissime indagine per arrestare il boss, suo figlio, ed altri pezzi da novanta, è la stessa che sta portando avanti fra mille difficoltà il processo contro Cuffaro. Che ha chiesto una condanna ad 8 anni e che, per questo, dovrà dare conto e ragione ai politici scontenti. Chi ha ragione?
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lunedì, 13 agosto 2007 - 23:00
lunedì, 06 agosto 2007 - 10:32
Il segretario provinciale del Movimento per l’Autonomia, Salvo Sorbello, interviene su due fatti che si sono verificati ieri nella zona di Priolo e che hanno destato viva preoccupazione tra la popolazione.
Nella mattinata la giornata festiva di migliaia di bagnanti è stata rovinata da una vasta chiazza di colore nerastro che si è avvicinata alla spiaggia di Marina di Priolo, mentre nel primo pomeriggio si è registrata una breve ma intensa grandinata circoscritta alla sola zona industriale, tanto da non coinvolgere neppure la zona alta di Siracusa.
“Chiediamo con forza a tutti gli organi preposti ai controlli – afferma il segretario provinciale Salvo Sorbello - di conoscere da un lato la natura della sostanza sversata in mare e le conseguenti sanzioni a carico dei responsabili e dall’altro se cambiamenti climatici possano essere stati determinati dalla presenza in atmosfera di gas e vapore acqueo provenienti da impianti industriali”.
venerdì, 20 luglio 2007 - 15:06

Siracusa, 16 lug. - I cittadini di Priolo (Siracusa) hanno detto no al rigassificatore che Ionio Gas, una joint venture tra Erg e Shell, vuole costruire nella rada di Augusta. Le operazioni di voto, iniziate ieri mattina, si sono concluse oggi alle 15 e alle urne si e’ recato il 57,43 per cento dei quasi 10 mila aventi diritto. Contro il rigassificatore si sono pronunciati 5729 priolesi, a favori solo 75. Una trentina in tutto le schede bianche e nulle. Il quorum e’ stato raggiunto nella tarda mattinata di oggi, visto che fino alle 11 la percentuale dei votanti sfiorava il 49 per cento. Il referendum, voluto da un vasto schieramento politico e che vedeva solo Forza Italia sul fronte dei favorevoli, non ha effetti concreti sull’iter amministrativo dell’impianto, non tanto per il fatto che si trattava solo di un voto consultivo quanto perche’ il rigassificatore nascera’ in territorio di Melilli anche se a pochi metri da Priolo. Ma a Melilli lo schieramento degli oppositori vasto, a partire dal sindaco Pippo Sorbello, recentemente confermato con circa il 70 per cento dei suffragi, esponente del Mpa, partito che contro il rigassificatore ha fatto una dura battaglia politica. L’azienda, in una recente conferenza stampa, ha sostenuto il pieno diritto della popolazione di manifestare la propria opinione ma ha sottolineato l’impegno ad andare avanti nelle procedure per la costruzione di un impianto assolutamente sicuro e dotato di tutti i pareri tecnici necessari.
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venerdì, 13 luglio 2007 - 14:44

Domenica e lunedì a Priolo si vota il referendum consultivo contro la creazione dell'impianto di rigassificazione. Nonostante il ricorso dell'Erg che ha tentato davanti al Tar di bloccare il libero e democratico esercizio della volontà della popolazione. E, nonostante i suoi tentativi sotto traccia, la gente, adesso, ha la possibilità di evitare un disastro...
lunedì, 09 luglio 2007 - 07:11
Inceneritori e rifiuti della Sicilia, quando la matematica è un´opinione
Dopo l´ok del governo ai 4 termovalorizzatori targati Cuffaro e le perplessità di pecoraro Scanio, interviente Legambiente dell´isola: «Si prevede di raggiungere una quota di raccolta differenziata del 35%. Poi però si obbligano gli Ato a conferire il 100% dei rifiuti agli impianti di incenerimento».
LIVORNO. Dopo ricorsi al Tar, sospensioni dei lavori, e polemiche a non finire, l´accordo raggiunto ieri tra governo e regione Sicilia potrebbe mettere la parola fin sulla querelle relativa alla vicenda degli inceneritori siciliani. Il condizionale è d’obbligo in questi casi, dal momento che poco dopo aver partecipato alla riunione di Palazzo Chigi, presieduta dal premier Romano Prodi e alla quale era presente anche il ministro Livia Turco, il ministro Alfonso Pecoraro Scanio ha sostenuto che «Dai calcoli del ministero emerge che quattro inceneritori sono troppi» ed ha aggiunto che «se la volontà è quella di modulare impianti in sintonia con la raccolta differenziata noi siamo d´accordo, ma il ministero ha funzioni di vigilanza e farà i controlli che gli spettano».
L’accordo trovato stamani tra il governo romano e quello siciliano, prevede, al fine di agevolare il percorso di riqualificazione del territorio e del risanamento ambientale, di superare l´attuale fase di contenzioso amministrativo riavviando il processo di costruzione dei quattro inceneritori previsti dal piano della regione Sicilia: a Paternò (Catania) in cui la società capofila è la Waste management, a Bellolampo (Palermo) a Casteltermini (Agrigento) e ad Augusta (Siracusa) in cui la società capofila è la Falck.
Parallelamente saranno anticipate le procedure di valutazione delle emissioni in atmosfera stabilendo che gli impianti abbattano tali emissioni del 50% rispetto a quanto previsto dal capitolato di gara. Si è infine concordato che la regione assuma l´impegno di aumentare il sistema della raccolta differenziata in modo sensibile, e che al fine di impedire ogni infiltrazione della criminalità, venga sottoscritto tra il Ministero dell´ambiente, quello dell´interno e la regione Sicilia un protocollo per la legalità che sarà alla base dell´azione operativa di monitoraggio e controllo sul territorio.
L’accordo ha però provocato più di una critica, a partire dalle associazioni ambientaliste, protagoniste da anni in questa battaglia per la normalizzazione della Sicilia. Ne abbiamo parlato con il presidente della Legambiente siciliana, Mimmo Fontana.
Lei ha dichiarato che questo accordo è una bufala, ci spieghi perché.
«Perché il governo prima ha fatto un decreto firmato dai ministri Bersani, Turco e Pecoraro Scanio che sospendeva l’autorizzazione alle emissioni in atmosfera, rilasciata dai tre ministri del precedente governo, contro il parere tecnico dei rispettivi organismi e avvalendosi del potere di surroga rispetto alla regione Sicilia, fuori termine massimo di un anno mezzo. Le aziende che fanno parte dell’Ati hanno fatto ricorso contro il decreto ottenendo la sospensiva e adesso lo stesso governo fa un accordo con la regione in cui rinuncia a fare ricorso a sua volta al Consiglio di Stato. Già era abbastanza strano che non riconoscendo le autorizzazioni rilasciate in precedenza si operasse nel decreto con una sospensione in attesa di una valutazione integrata ambientale, anziché con una revoca. Adesso addirittura si fa un accordo con il governatore della Sicilia, che prende impegni per le aziende- e non si capisce con che titolo- per abbattere del 50% le emissioni. Mi dispiace doverlo dire, ma sembra che questo Governo ceda ai condizionamenti delle grandi lobby economiche più di quanto non lo facesse il precedente.
E soprattutto questo accordo è una beffa per i siciliani perché il passaggio a questo sistema di smaltimento finirà per ricadere sui cittadini con l’aggravio dell’attuale costo che è già superiore a gran parte del resto d’Italia. I siciliani adesso pagano una tassa che può arrivare sino a 300 euro a famiglia rispetto a un cittadino ad esempio di Mercato San Severino che paga la metà, perché da noi la raccolta differenziata è sempre stata un miraggio»...
http://www.greenreport.it/contenuti/leggi.php?id_cont=7931
domenica, 24 giugno 2007 - 18:36
Se, per una volta e solo per una volta, avessero ragione loro?

PALERMO — Sembra di sentirli canticchiare le note di Venditti su «questo mondo di ladri», di vederli recitare in un film con lo stesso titolo riproposto da Vanzina. Ma gli attori del sinistro canovaccio scoperto dai carabinieri di Palermo sono vecchi e nuovi boss di Cosa Nostra decisi a garantire una sorta di «ordine pubblico mafioso» liberando la provincia dai «cani sciolti » che rubano «senza rispetto » non appena «escono dall’Ucciardone grazie a quel maledetto indulto». E se la prendono con lo Stato gli eredi di Bernardo Provenzano, sorprendendo i militari che li intercettano.
Pronti allo sterminio dei ladruncoli, come borbottavano fino ad un paio di giorni fa Giuseppe Bisesi e Giuseppe Libreri, un emergente di appena 31 anni e il capo della famiglia mafiosa di Termini Imerese, due dei nove arrestati ieri con un blitz di grosso spessore che ha consentito di scoprire i segreti del «Codice Provenzano», la famosa «Bibbia » con un elenco di sigle decriptate e associate ai nomi dei fidati interlocutori dello Zio Binnu. Una «legenda» che fa tremare complici e fiancheggiatori, che avrà gran peso in tante indagini perché si scopre l’identità del numero 25 che sta per Antonio Rotolo, del capomafia Antonino Cinà indicato col 164, fino ai «30, gr. e pic.», ermetica sigla usata per Salvatore e Sandro Lo Piccolo, padre e figlio, appunto, grande e piccolo, «gr e pic».
Ma, intanto, nel paradosso di questi nostri tempi, come dato secondario eppure emblematico, risalta il tono dei due mafiosi indispettiti contro la «debolezza dello Stato», decisi «a rompere le corna e scippare la testa a cani sciolti e scappati di casa», come diceva infuriato Bisesi: «Il problema dei ladri c’è stato sempre, non solo qua. Ma ora con quest’indulto siamo rovinati». Affermazioni che richiamano frasi famose finite nello Stupidario di mafia scritto da Lino Buscemi e Antonio Di Stefano. Come quella di Gaspare Mutolo, il pentito accusato al processo di furti, minacce, abigeati, quasi offeso: «No, signor giudice, mai commessi reati infamanti, io solo omicidi».
http://www.corriere.it
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